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Ma cosa avete combinato?

di Abdullahi Ahmed

Basta che una persona gridi Allahu Akbar
per essere il rappresentante di un miliardo e mezzo di persone?

Mercoledì 7 gennaio, quando sono accaduti i fatti di Parigi, la mattina presto mi sono svegliato, ho pregato, ho fatto colazione, sono andato al centro per l’impiego per avere il certificato di disoccupazione e poi mi sono recato all’informagiovani di Settimo dove svolgo il servizio civile. 

Al bar, prima di entrare in ufficio, un mio amico si rivolge a me: “Ma cosa avete combinato?”.

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Siamo tutti “Charlie” (finché siamo vivi)

 di PierVittorio Formichetti

Qualche parola in più l’attentato di Parigi alla redazione del giornale satirico “Charlie Hébdo” la merita. 

È impossibile non condannare la strage perpetrata dai due fratelli Kouachi, estremisti islamici armati, che è costata la vita a 12 redattori del settimanale – hebdo deriva dal greco e indica infatti una periodizzazione per sette: Hebdomeros (= del settimo giorno) si intitola uno stravagante romanzo pubblicato nel 1929 dal celebre pittore Giorgio de Chirico; l’hebdomadarius, nei monasteri medievali, era il monaco che per una settimana, anziché consumare il pasto, leggeva i brani stabiliti delle sacre Scritture o dei capitoli della regola del proprio ordine mentre i confratelli mangiavano – ma anche ai quattro ostaggi ebrei sequestrati da un terzo attentatore all’interno di un supermercato di alimenti kasher (cioè leciti dal punto di vista delle norme religiose ebraiche) in cui, è bene ricordare, lavoravano anche dipendenti mussulmani, come Lassana Bathily, il ventiquattrenne africano del Mali che ha rischiato la vita per salvare alcuni degli ostaggi (chi capisca il francese e non pensi che “gli unici immigrati buoni sono quelli morti” può leggere la storia di Bathily qui!), e infine il poliziotto Ahmed, di origine maghrebina e anche lui mussulmano.   

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Un anno di Salette

17 gennaio 2015. Un anno di Salette.

Grande festa sabato, molta gente, molto cibo, molta musica.

Le nostre occupazioni sono la dimostrazione che l’accoglienza può essere gestita diversamente.

Senza alcuna risorsa siamo riusciti a fare questo, figuratevi cosa si potrebbe fare con tutti i soldi che il governo e l’Europa danno per i progetti.

Anche noi di Convergenza delle Culture abbiamo partecipato alla festa, cenando con il cous cous e il riso preparati dai ragazzi durante la giornata. Qui si incontrano persone di vario tipo e si tocca con mano la solidarietà vera, quella realizzata senza secondi fini e senza tornaconti economici, come purtroppo si vede troppo spesso quando ci sono i grandi “progetti” con i quali si lucra sulla sofferenza altrui. Auguriamo agli occupanti che questa volta il progetto di cui sopra sia fatto con lo spirito del dare disinteressato, e ce lo auguriamo con tutto il cuore anche noi.

 
Albania, il silenzio e il clamore di una terra da capire

di Riccardo Marchina

 

“Non sperate di tornare a casa con la saga del terrore da raccontare agli amici: non sarete implicati in sanguinose vendette famigliari, né coinvolti nelle presunte efferatezze della criminalità locale”.

La scrittrice torinese, Rosita Ferrato è una che va subito al punto. Queste parole si trovano nelle prime pagine della sua guida turistica sull’Albania. Il volume, edito da Polaris, 190 pagine, con molte foto a colori, 20 euro il prezzo, è il suo ultimo sforzo letterario. 

“Albania, un piccolo mondo antico tra Balcani e Mediterraneo” non è solo una guida per il viaggiatore fai da te, ma è un atto d’amore verso un luogo, per lei, dell’anima.

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Preti coraggiosi uccisi dalle organizzazioni mafiose II

di Angela Vaccina

Il traghetto si avvicina alla costa, si intravede una terra brulla, i fichi d’india, gli aranceti, “la Sicilia”; un’isola verde mare. Famosa per la sua cucina, i suoi dolci e le sue granite, per le sue città ricche di reperti archeologici, i templi dell’antica Grecia e le guglie dei minareti arabi. Un profumo di zagare e oleandri inebria e accoglie i turisti. Ma quest’isola purtroppo porta su di sé un marchio; in tutto il mondo la Sicilia è conosciuta come la terra dei mafiosi e una lunga di scia di morte copre questa terra affascinante. 

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