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Ti ho visto pregare

di Vanessa Marenco

 

Ti ho visto pregare, ad occhi chiusi, con un rosario perlato stretto in mano, con la kippah in testa, seduto, inginocchiato, stanco, ma forte nella tua fede, certo che Qualcuno sarebbe stato accanto a te, durante il viaggio che stavi per intraprendere. L’avresti toccato, quel Cielo, di lì a pochi istanti. Ti ho pure invidiato, sai, perché tu riuscivi a Sentire. Ti ho visto camminare, avanti ed indietro, reggendo con cura una Bibbia in una mano, e un IPhone nell’altra, l’allora ed il futuro.

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Preti coraggiosi uccisi dalle organizzazioni mafiose

di Angela Vaccina

Il Vesuvio sovrasta la città, come una montagna addormentata si erge sul Golfo di Napoli. Una città piena di profumi e di suoni, caotica, impertinente, fuori dalle regole. Quartieri di lusso e vicoli sporchi, sovrappopolati, i “bassi”, umide case, lenzuola stese da un palazzo all’altro, ove si odono tante voci di bambini. Sembra di tornare indietro nel tempo, in un altro secolo, quando le malattie falciavano le popolazione, ma soprattutto l’analfabetismo favoriva lo sfruttamento lavorativo e la nascita di alcune società segrete: camorra, n’drangheta, mafia. In virtù delle notizie storiche accertate, si può datare la nascita della camorra partenopea, intesa come organizzazione criminale segreta, intorno al XIX secolo; vi sono innumerevoli versioni circa l’origine del nome camorra: da “La Gamurra”, giacchetta tipica dell’Italia medievale e rinascimentale; oppure dalla lingua araba “Kumar”, gioco d’azzardo proibito dal corano; infine dalla parola dialettale la “morra” (con la morra) in riferimento all’omonimo gioco di strada. 

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Lettera dall’ex MOI...

Il 18 novembre scorso alcuni consiglieri di Fdi, Lega Nord e Forza Italia sono andati a “visitare” le palazzine del MOI, l’ex villaggio olimpico, che dopo 7 anni di abbandono da parte dell’amministrazione sono state occupate da centinaia di rifugiati rimasti in mezzo alla strada dopo la fine dei progetti a loro protezione. Un presidio composto da rifugiati, solidali e abitanti del quartiere ha contestato il loro arrivo; poco dopo la contestazione uno degli occupanti si è avvicinato dicendo che sarebbe andato a scrivere. Mezz’ora dopo è tornato con questa lettera che pubblichiamo.

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Storia di un ragazzo atleta

di Suleiman Marco

 

Mi chiamo Suleiman Marco, sono nato nel 1994, vengo dal Mali e sono in Italia da 3 anni. Faccio atletica, corsa 800 metri e staffetta, ma la mia specialità sono gli 800. Ho iniziato quando avevo 7 anni quando mia mamma mi ha portato in una società perché mi piaceva guardare la corsa in tv. Mi portava sia a calcio e corsa, ma mi piaceva più la corsa. A undici anni ho iniziato a fare le gare. La prima è stata i 400 metri, mi ricordo il giro sulla pista. Sono arrivato terzo o quarto.

 

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Pensieri ed emozioni di un iracheno in Europa: Intervista a uno studente d'ingegneria in Inghilterra

  di Claudio Catalano

Assalamu Alaykum, Qassem.
Vorrei iniziare chiedendoti: perché sei qui, in Inghilterra?

Ho scelto di venire in Europa perché nel mio paese si racconta che sia il mondo perfetto. Dicono che sei vuoi essere un uomo di successo, una persona felice, devi andare in Europa. Ho realizzato che questo è solo parzialmente vero durante il mio primo mese qui. Un mese di totale solitudine in attesa dell’inizio delle lezioni. Nella mia residenza, nessuno mi ha dato il benvenuto, offerto aiuto o mai chiesto “come va?”.

Sono certo che se fossi andato in un paese arabo la gente si sarebbe comportata diversamente. Nel mio paese, ad esempio, se cambi casa, la prima sera tutti i vicini vengono ad accoglierti, offrirti il loro aiuto insieme alla loro amicizia.

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